Simulacro dei Santi Martiri Alfio Filadelfo e Cirino
Storia dei Santi

Breve Storia della Vita dei Tre Fratelli

Nell'anno 230, mentre governava a Roma Alessandro Severo sotto il Pontificato di Papa Urbano I, nella città di Vaste in provincia di Lecce in Puglia, terra in cui il Cristianesimo ebbe una larga diffusione, nasceva Alfio, un anno e otto mesi dopo Filadelfo e di lì a un anno Cirino.
 I loro nomi sono greci, determinante è il loro significato; Alfio: "di carnagione chiara", Filadelfo: "amico del fratello", Cirino: "piccolo signore".
 Nel 250 d.C. l'imperatore Gallo, succeduto a Decio, emanò un editto con cui esigeva che ogni persona sospettata di cristianesimo offrisse incenso ad una qualsiasi divinità romana, imperatore compreso. La validità di questo editto venne estesa su tutto l'impero romano, colpendo indifferentemente i membri delle diverse comunità cristiane, i loro beni e la loro fede.
 Nel 251 d.C. Nigellione, prefetto romano, ordinò che tutti i cristiani di Vaste dovessero essere condotti al suo cospetto. Furono arrestati molti cristiani fra cui i Tre Fratelli, i quali dopo essere stati interrogati, e subendo varie torture, furono prima inviati a Roma e dopo, per via mare, a Pozzuoli, dal prefetto Diomede, che avendo tentato tutte le lusinghe, anche con altre terribili torture, per farli distogliere dalla loro fede, non riuscendovi, li invia in Sicilia, sempre per via mare.
 Il 25 agosto 252 d.C. giunsero a Taormina, dopo aver percorso a piedi il tragitto da Messina, dal prefetto romano Tertullo. Il preside li accolse nel suo palazzo e li interrogò, ma non riuscendo a distoglierli dalla loro fede ordinò che gli venissero tagliati i capelli, venissero coperti di pece e a colpi di sasso fossero straziate quelle bocche e così quelle tenere gengive e quei denti di candido avorio furono laceri e rotti. Quindi così pesti in volto e grondanti sangue furono buttati in un'orrida prigione con i piedi serrati nei fori stretti di pesantissimi ceppi. Dopo otto giorni, scortati da 40 soldati a cavallo, capitanati da Mercurio, li inviò a Lentini, sua residenza estiva.
 I Nostri Giovani, a piedi e in catene, con il volto tumefatto e sanguinante, con il capo rasato e cosparso di pece, gravati anche da una grossa trave sulle spalle, iniziarono il loro gravoso cammino, avviandosi per i tornanti dell'Etna, data l'impraticabilità della via del mare, resa inaccessibile da una recente colata di lava. Stanchi e macilenti, alle porte di Mascali sulla collina dove ora sorge il comune di Sant’ Alfio di Giarre, li coglie un violento temporale, le cui sferzate d'acqua riescono a pulirli e a tonificarli, mentre dalle nuvole un uomo di aspetto venerando, l'Apostolo Sant'Andrea, con un solo cenno della mano li libera dalla pesante trave e dalle catene, facendo contemporaneamente ritornare sulle loro teste pelate le folte chiome naturali e il loro viso splendente. S'incamminarono, quindi, per la via della montagna e il 1° settembre 252 giunti a Trecastagni (il nome deriva da Tres-Casti-Agni = Tre Casti Agnelli) si riposarono sul luogo dove ora sorge il Santuario edificato in loro onore.
 Riposati e rifocillati, i Tre Fratelli, seguiti dai soldati, ripresero il cammino verso Catania dove, giunti al tramonto, furono incarcerati nel sotterraneo sotto la chiesa della Concezione detta pure dei Minoritelli (il sotterraneo è di fianco all'altare dedicato ai SS. Fratelli).
 Ripreso all'alba il viaggio, il 3 settembre del 252 d.C., entrarono a Lentini e vennero affidati al vicario di Tertullo, Alessandro, il quale dopo vari interrogatori, li condusse nelle carceri lentinesi. In carcere compiono il miracolo di guarire Tecla, giovane di nobile famiglia, colpita da paralisi alle gambe e che nessun medico era riuscito a guarire.
 Il preside Tertullo, arresosi di fronte alla loro inflessibile fede in Cristo, emanò la sua inappellabile sentenza e frustrati per le vie della città, esposti allo scherno del popolo inferocito ed urlante, ad Alfio, all'età di 22 anni e 7 mesi, venne strappata la lingua; Filadelfo, all'età di 21 anni, fu bruciato su una graticola; Cirino, all'età di 19 anni e 8 mesi, vedendo il martirio subito dai fratelli si è immerso in una caldaia di pece bollente.
      Il 10 Maggio del 253 viene a chiudersi così la sublime epopea del calvario dei SS. Fratelli.
 Su ordine di Tertullo i loro corpi, martirizzati e privi di vita, furono legati con funi, trascinati in una foresta e gettati in un pozzo vicino alla casa di Tecla, che, nella notte tra il 10 e l'11 Maggio, accompagnata dalla cugina Giustina, estrasse i corpi dando loro una dignitosa sepoltura, sfruttando una piccola grotta esistente ancor oggi nella Chiesa di S. Alfio a Lentini.
  
 
 
 Sant'Alfio Adrano
Sant'Alfio Adrano
Sant'Alfio Adrano
 

Autore: lame

Pubblicato: 2011-10-14 19:37:50

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